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Il Commercio Elettronico
di Claudio Augusto

A beneficio di coloro che hanno bisogno di una definizione di "Commercio Elettronico", si ritiene che la migliore è, probabilmente, la più semplice: vendere beni e servizi su Internet.

Il risalto giornalistico che nel corso del 1998 è stato dato a livello mondiale a questo settore, sottolinea che si tratta di uno dei processi economici con le maggiori prospettive di incremento e di espansione. Del resto, offrire agli operatori economici di poter in modo più efficace collaborare tra loro e di rivolgersi, tramite la rete, ad un mercato internazionale, non poteva che suscitare tanto interesse. Allo stesso modo le problematiche che si sono generate conseguentemente alla diffusione di un sistema economico non contemplato dalle legislazioni esistenti, non poteva che suscitare altrettante controversie.

Per cercare di comprendere la situazione e le prospettive del commercio elettronico nel nostro Paese, non possiamo evitare di partire dall'estero, dove tale sistema e ben più sviluppato. Negli Stati Uniti, infatti le dimensioni del commercio via rete sono particolarmente significative ed alcuni negozi on-line sono noti in tutto il mondo: Amazon Books e CD-Now, che sono la più grande libreria ed il più grande negozio di cd del mondo (pur senza possedere alcun punto vendita tradizionale). Il più grande sito di commercio elettronico con al suo attivo la vendita di oltre due milioni di prodotti è stato acquistato di recente dalla Compaq e andrà ad affiancare AltaVista (il più efficace motore di ricerca WWW).
Le statistiche parlano di un fenomeno stabile e dicono che oltre il 60% dei navigatori abituali del web hanno almeno una volta effettuato un'acquisto on-line. Le proporzioni dello scenario si comprendono verificando che in America vi sono sei milioni di famiglie collegate ad Internet e 200 milioni di collegamenti individuali.
Anche in Europa vi sono ottimi propositi. La Gran Bretagna infatti, dopo aver costruito nel secolo scorso il proprio successo sul commercio fisico dei beni, nel prossimo secolo vuole conquistare la leadership del commercio elettronico, che allo stato dei fatti è il settore con il maggior tasso di crescita dell'economia globale, facendo stanziare dal Ministero dell'Industria e del Commercio 14 milioni di Euro per promuovere questo passaggio e portare in rete oltre un milione di piccole e medie aziende entro l'anno 2002, quando l'Euro sostituirà definitivamente le monete nazionali.

In Italia i dati quantitativi sul commercio elettronico sono contraddittori e disarticolati e in relazione al volume d'affari addirittura mancanti. In tal ambito l'esperienza di alcuni pionieri, così come le notizie di successi e fallimenti di singole iniziative non deve trarre in inganno.

Pur tenendo conto del fatto che nel mondo americano il commercio elettronico si è innestato sulla tradizionale presenza di un grande mercato di vendite per corrispondenza, si riscontra che in Italia è tuttora mancato, a differenza degli Stati Uniti, un adeguamento nella mentalità, nell'atteggiamento e nella professionalità da assumere verso le tecnologie che permettono la vendita di beni e servizi su Internet.

In Italia si ha modo di ascoltare, a tal proposito, le seguenti riflessioni:
· il commercio elettronico in Italia non funziona perché abbiamo una rete distributiva ben radicata
· pochi hanno le carte di credito e ancor meno usano il computer
· il consumatore italiano non è adeguatamente tutelato da truffe
· la gente ama fare shopping nelle strade delle nostre belle città e non su Internet.
· Etc.

Non vogliamo controbattere tali argomentazioni (pur potendo affermare, per esempio, che non è mai stata registrata alcuna truffa su Internet perpetrata a danno delle carte di credito), ma notiamo che anche se queste fossero degli handicap, riguarderebbero solo l'Italia che rappresenta l'1,5% del mercato mondiale di Internet.
Piuttosto c'è da chiedersi perché le aziende italiane non riescono ad emergere nei mercati internazionali dove nessuno considera i predetti handicap veramente tali?

Questi effetti sono solo la conseguenza dell'immagine alterata, da toni favolistici e miracolistici, che i media hanno costruito intorno ad Internet. Con il risultato che gli imprenditori piccoli hanno il timore di intraprendere un'avventura dai contorni sconosciuti, quelli grandi non riescono a valutare con chiarezza gli effetti collaterali che potrebbero emergere, minando gli equilibri nella struttura interna, infine quelli che, ingannati dai costi relativamente bassi, e certo più invitanti di mezzi similari, sono stati indotti a tentativi frettolosi e preparati in maniera insufficiente tanto che stentano a decollare.

Un buon sito commerciale funziona sempre, purché supportato da una valida azione di marketing, da adeguate tecnologie e dall'applicazione dei concetti di cura del cliente non solo nella fase di prevendita. Poco diverso, quindi, dai punti vendita tradizionali dove valgono: estetica, accoglienza, ordine, servizi, efficienza oltre al prezzo ed alla qualità delle merci.

A chi conosce Internet non sfugge l'enorme potenzialità che vi risiede.
Ma bisogna, finalmente sconfessare quegli scaltri operatori del settore che facendo false promesse non hanno procurato nessun beneficio economico ai propri clienti. Finora gli affari li hanno fatti quelli che hanno venduto prodotti e servizi a chi voleva fare affari sul web.
E' d'obbligo spiegare che entrare in Internet non è partecipare ad una lotteria, ne la panacea di tutti i propri mali aziendali, ne fare una prova tanto per vedere.
Il commercio elettronico può essere un valido strumento di lavoro che, come gli altri, premia la competenza e la serietà.

Per iniziare a sfruttare questa opportunità bisogna: saper quello che si vuole, pianificare con convinzione tanto la spesa quanto l'organizzazione interna, andare per gradi, usare metodi semplici. Non lasciarsi prendere dall'entusiasmo ne dalla voglia di dire troppo ne di autocensurarsi. Ricordare che per essere graditi dal pubblico di Internet, particolarmente smaliziato ed evoluto, ma anche capace di spendere, bisogna dare prima ancora di chiedere, ascoltare prima di invadere, informare prima di vendere. Comprendere le differenze che intercorrono tra vetrine virtuali, punti vendita telematici, finestre informative, pubblicità interattiva.

© Claudio Augusto  - Goel Srl
c.augusto@goel.it
Articolo#03: [scritto il 04/06/99]

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